Il mio tirocinio, per chi non lo sapesse, prevede che io mi occupi degli eventi culturali del consolato. Ora, diciamo che la concezione di cultura è piuttosto ampia e gli eventi vanno dal thè di beneficenza dell’associazione per i cagnolini abbandonati della viceconsole, inspiegabilmente svoltosi dentro un casinò, agli spettacoli degli alunni della scuola italiana, l’ultimo dei quali prevedeva l’esibizione dei bambini del coro in“Il Piave mormorava calmo e placido al passaggio…ecc ecc”. Ieri è stata la volta della sfilata di moda di beneficenza.

la sorella della matrigna di Biancaneve
La sfilata inizia alle 8. Io alle 7 esco da casa, pensando di essere vestita bene, sicuramente molto elegante per i miei standard. “Eeh, addirittura…” commenta il ligure. Ma al varcare la soglia dell’hotel superlusso, sede della sfilata, improvvisamente mi sento una barbona. Avete presente Cenerentola, quando rintocca la mezzanotte e l’incantesimo svanisce e lei si ritrova con i suoi quattro stracci sporchi e una zucca piena di topi? Ecco, qualcosa del genere.

la cugina della matrigna di Biancaneve
Attraverso l’immenso atrio, passo davanti al pianista e mi dicono di prendere l’ascensore. Secondo piano. La grande sala, tutta illuminata di bianco, rosso e verde (dato che a pagare sono gli italiani…) piano piano si riempie di vecchie che sembrano tante sosia della matrigna di Biancaneve, con addosso una quantità di gioielli che i poveri nani non si sarebbero potuti permettere neanche dopo una vita di lavoro in miniera. (Sì, lo so, cito favole in continuazione, ma non è colpa mia se qui è tutto surreale…)
Le matrigne mi fanno paura. Vorrei scappare, ma non posso, sono incastrata, anche letteralmente perché a nessuno è venuto in mente di lasciare spazio fra una sedia e l’altra. Oltretutto scopro con avvilimento che la sfilata è preceduta da una dimostrazione di trucco: una presentatrice ci dà preziosissimi consigli su come migliorare il nostro aspetto in poche mosse con i prodotti San Roque e ci informa che le uruguaiane “meriterebbero una tiratina di orecchie, perché molto spesso si curano la pelle ma non si truccano”.
Finalmente inizia la sfilata, accompagnata dalla musica più ascoltata nelle peggiori discoteche di Rimini. Se il vicino di casa di una delle matrigne l’avesse messa su per una festa, lei lo avrebbe sicuramente denunciato. Ma qui è accettata: dopotutto, siamo ad un evento culturale…
Sui vestiti non mi pronuncio perché io di moda ne capisco più o meno quanto ne capite voi dell’allevamento di bufale in Uruguay. Personalmente, mi sono chiesta tutto il tempo se a quelle povere ragazze non facessero male i piedi ad andare su e giù per la passerella con dei tacchi così, e se per avere delle spalle così appuntite si nutrissero di sole carote.