Buscando a la Maga

En Montevideo, en un rincón de Paris, en Lucca o en el fondo del río.

Buenos Aires in viola Novembre 16, 2009

Archiviato in: Uncategorized — vaneuruguaya @ 9:43 pm

Questo è per darvi un’idea di quanto sono viola gli alberi di cui è piena Buenos Aires. Una semplice foto a colori non rende l’idea…

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Relatività dei criceti Novembre 16, 2009

Archiviato in: Uncategorized — vaneuruguaya @ 1:45 pm

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Il tempo, come tutti sanno, è una grossa ruota mossa da criceti. Quello che però in molti ignorano è che questi criceti hanno dei serissimi disturbi comportamentali, sono vittime di sbalzi d’umore fortissimi, tanto che a volte si mettono a correre come ossessi,- e allora il tempo sembra volare- altre volte hanno degli attacchi di narcolessia e ci mettono un’eternità a far fare un giro completo alla ruota (che per noi equivale all’incirca a un giorno). Ora, io ho notato che la velocità di corsa dei criceti non è puramente casuale, bensì ci sono delle costanti. Per esempio, quando vai in un posto lontano da casa e non conosci nessuno, capita spesso che i criceti vadano a passo di lumaca, mentre quando ti sei ambientato e ti diverti i roditori iniziano a pompare neanche fossero dopati. Dopo lunghe riflessioni e accurate indagini scientifiche, sono giunta ad una conclusione: o l’allegria ed il divertimento per i criceti funzionano come una specie di droga che altera il loro bioritmo e li spinge a correre fortissimo, oppure sono proprio degli animali stronzi.

 

El Pinar Novembre 13, 2009

Archiviato in: Uncategorized — vaneuruguaya @ 12:56 am

Questa è la spiaggia di El Pinar, subito fuori da Montevideo, popolata da tanti simpatici gabbiani. Qui ho fatto il mio primo bagno nel Rio de La Plata. In orario d’ufficio, tra l’altro.

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Anarco night Novembre 13, 2009

Archiviato in: Uncategorized — vaneuruguaya @ 12:49 am
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il giornale degli anarchici

Forse a qualcuno di voi avevo detto, nelle passate settimane, che non capivo dove si nascondessero la sera i giovani montevideani e che, a parte le milonghe e qualche locale tendenzialmente coatto, non c’era molto da fare. Beh, questo è parzialmente falso. Ci sono tutta una serie di feste in giro, solo che sono molto ma molto ben nascoste, roba che se non ti porta qualcuno è davvero difficile incapparci per caso. Tipo l’altra sera sono stata a una festa di anarchici. Eh sì, qui gli anarchici ci sono ancora, mi hanno anche regalato il loro giornale con un interessante articolo su come curarsi da tutti i mali bevendo la propria urina. Ma tornando alla festa, non aveva niente di particolarmente anarchico, c’erano ragazzi normalissimi vestiti tranquillissimi (ecco, e io lì sembravo elegante, tanto perchè non azzecco mai il look giusto…). Il deejay era uno con le idee un po’ confuse e cambiava genere musicale ogni 4 o 5 minuti, a un certo punto ha messo anche la versione originale (che assolutamente non so come si chiami) di “Bandiera Gialla”. A stare lì in mezzo ai giovani anarchici uruguaiani, a ballare musica anni Sessanta, mi è sembrato un po’ di fare un salto nel passato. E finalmente ho capito perchè la Pazza da mesi mi ripete che i ragazzi uruguaiani sono tutti hippie con il codino.

 

Fashion victim Novembre 6, 2009

Archiviato in: Uncategorized — vaneuruguaya @ 9:59 pm

Il mio tirocinio, per chi non lo sapesse, prevede che io mi occupi degli eventi culturali del consolato. Ora, diciamo che la concezione di cultura è piuttosto ampia e gli eventi vanno dal thè di beneficenza dell’associazione per i cagnolini abbandonati della viceconsole, inspiegabilmente svoltosi dentro un casinò, agli spettacoli degli alunni della scuola italiana, l’ultimo dei quali prevedeva l’esibizione dei bambini del coro in“Il Piave mormorava calmo e placido al passaggio…ecc ecc”. Ieri è stata la volta della sfilata di moda di beneficenza.

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la sorella della matrigna di Biancaneve

 

La sfilata inizia alle 8. Io alle 7 esco da casa, pensando di essere vestita bene, sicuramente molto elegante per i miei standard. “Eeh, addirittura…” commenta il ligure. Ma al varcare la soglia dell’hotel superlusso, sede della sfilata, improvvisamente mi sento una barbona. Avete presente Cenerentola, quando rintocca la mezzanotte e l’incantesimo svanisce e lei si ritrova con i suoi quattro stracci sporchi e una zucca piena di topi? Ecco, qualcosa del genere.

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la cugina della matrigna di Biancaneve

Attraverso l’immenso atrio, passo davanti al pianista e mi dicono di prendere l’ascensore. Secondo piano. La grande sala, tutta illuminata di bianco, rosso e verde (dato che a pagare sono gli italiani…) piano piano si riempie di vecchie che sembrano tante sosia della matrigna di Biancaneve, con addosso una quantità di gioielli che i poveri nani non si sarebbero potuti permettere neanche dopo una vita di lavoro in miniera. (Sì, lo so, cito favole in continuazione, ma non è colpa mia se qui è tutto surreale…)

Le matrigne mi fanno paura. Vorrei scappare, ma non posso, sono incastrata, anche letteralmente perché a nessuno è venuto in mente di lasciare spazio fra una sedia e l’altra. Oltretutto scopro con avvilimento che la sfilata è preceduta da una dimostrazione di trucco: una presentatrice ci dà preziosissimi consigli su come migliorare il nostro aspetto in poche mosse con i prodotti San Roque e ci informa che le uruguaiane “meriterebbero una tiratina di orecchie, perché molto spesso si curano la pelle ma non si truccano”.

Finalmente inizia la sfilata, accompagnata dalla musica più ascoltata nelle peggiori discoteche di Rimini. Se il vicino di casa di una delle matrigne l’avesse messa su per una festa, lei lo avrebbe sicuramente denunciato. Ma qui è accettata: dopotutto, siamo ad un evento culturale…

Sui vestiti non mi pronuncio perché io di moda ne capisco più o meno quanto ne capite voi dell’allevamento di bufale in Uruguay. Personalmente, mi sono chiesta tutto il tempo se a quelle povere ragazze non facessero male i piedi ad andare su e giù per la passerella con dei tacchi così, e se per avere delle spalle così appuntite si nutrissero di sole carote.

 

Una giornata uruguaiana Novembre 1, 2009

Archiviato in: Uncategorized — vaneuruguaya @ 2:32 am

E’ mattina. Tu sei un cittadino uruguaiano e il tuo cellulare uruguaiano ti sveglia dai tuoi sogni uruguaiani. Ti alzi, bevi un caffè bibitone solubile e ti fai la doccia, insaponandoti con una saponetta, perché qui il bagnoschiuma non lo usa nessuno.

IMG_0224Scendi le scale e come ogni mattina imprechi perché ti sei dimenticato di tenere in mano le chiavi che ti servono per aprire il portone (perché qui, per uscire, ti serve la chiave) e vai alla fermata dell’autobus per andare al lavoro. In tasca hai delle monetine che ti conservi apposta perché se ti presenti con una banconota grossa il vendi-biglietti a bordo dell’autobus ti guarda storto. Sali e ti siedi perché di solito sugli autobus uruguaiani c’è posto. Accanto a te magari c’è un gaucho con gli stivaloni o magari una bambina in divisa, perché qui i bambini vanno a scuola in divisa. Dopo un po’ sull’autobus sale un tizio che inizia a spalmarsi del ketchup sulla camicia bianca, poi ci passa sopra un prodotto che cerca di convincerti sia miracoloso e che ti vuole vendere per appena 20 pesos (circa 0,60 euro).

Arrivi al lavoro. Non so che lavoro tu faccia, magari sei impiegato da Ancel, la compagnia telefonica statale, e passi lil tuo tempo a spiegare alla gente come diavolo funziona questa nuova chiavetta con internet dentro. O magari lavori in un ristorante e passi tutta la giornata davanti alla brace, perché il Chinchulin e la Morchila devono cuocere varie ore prima di poterli servire all’ora di pranzo. Magari lavori al Consolato Italiano e devi ascoltare per tutto il giorno le lamentele di gente pagata il triplo di te che dice che nel tuo paese i vestiti sono brutti e nei supermercDSCN1333ati non c’è abbastanza scelta. Magari lavori in una posada nella Ciudad Vieja ed accogli i viaggiatori di passaggio e gli spieghi che la gente che sta per la strada non è pericolosa, è solo povera. Magari sei povero e vai in giro sul tuo carretto a cavallo a raccogliere la plastica e la carta dai bidoni della spazzatura per rivenderla a qualche grande ditta per un tot al chilo (ma in questo caso direi che la parte dell’autobus andava saltata).

A pranzo vai a comprarti un chivito o un baurù da qualche baracchino e, se c’è il sole, te lo mangi in qualche pezzetto di verde. Poi magari chiacchieri con un amico mentre vi passate il mate e vi fumate una sigaretta di tabacco senza filtro, perché qui i filtri non li vendono. Se per caso fai i tuoi bisogni, poi ti fai il bidé, perché qui il bidé ce l’hanno tutti, ma devi stare molto attento a non aprire troppo l’acqua perché se no lo spruzzo arriva fino al soffitto.

maniQuando finisci di lavorare, se non sei un tipo particolarmente pigro, può darsi che tu decida di farti due passi in centro, nella 18 de Julio e compri un pacchettino di mani per 10 pesos, o magari lungo la rambla, se non c’è troppo vento, per vedere le coppiette che si baciano sulle panchine di pietra e i bambini coraggiosi che fanno il bagno nell’acqua gelida e verdastra del Rio de la Plata. Può darsi che tu stasera debba andare a lezione di tango, da Joven Tango, dove in realtà di giovani ce ne sono ben pochi, oppure se sei un po’ più hippie nel Barrio Sur, nella casa che chissà chi presta a una giovane ballerina per fare lezione e arrotondare con qualche peso che gli alunni le danno, rigorosamente a offerta libera.

Può darsi che tu vada a casa e ti metta a cucinare. Magari hai invitato degli amici a cena e proprio mentre stai scolando i tipici raviolones uruguayos ti suonano il citofono e tu imprechi perché devi scendere ad aprirgli il portone con la chiave. Oppure può darsi che sia tu ad andare a cena fuori, o magari al cinema a vedere qualche film argentino melodrammatico oppure a un concerto o nel Barrio Sud a sentire uno spettacolo di Candombe. E allora può darsi che quando è ormai già notte e tu te ne stai lì alla fermata dell’autobus o sei in macchina oppure cammini per tornare a casa, può darsi che per qualche motivo alzi gli occhi al cielo e vedi che la luna questa sera è uno spicchio rivolto verso l’alto. E chissà perché ti viene da chiederti se nel resto del mondo la luna sta in quella posizione o se magari in Italia, da dove i tuoi nonni poveri e contadini emigrarono tanti anni fa, la luna guarda in una direzione diversa.DSCN0708

 

La casa di Murphy Ottobre 31, 2009

Archiviato in: Uncategorized — vaneuruguaya @ 10:54 pm

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Questa casa cade a pezzi. Dopo il riscaldamento che non riscaldava, lo scarico del cesso che perdeva e la lavatrice che si rifiutava di fare qualsiasi cosa a parte centrifugare, adesso è la volta del frigorifero. Per la legge di Murphy n.243 si è ovviamente scassato subito dopo che abbiamo fatto la spesa e riempito il freezer di carne. E per il corollario n.13bis è successo di venerdì, prima di un weekend lungo (qui lunedì è festa, anche se in consolato si lavora lo stesso…). Ergo, oggi ho passato mezza giornata a cucinare per salvare il salvabile e tutto il nostro cibo adesso è sistemato sul terrazzo. Ma siccome il terrazzo è condominiale, secondo me ce lo fregheranno. Come la mia maglietta grigia che un giorno ho steso ad asciugare e che poi è misteriosamente scomparsa…

 

Nicola Di Bari spacca di brutto. Ottobre 30, 2009

Archiviato in: Uncategorized — vaneuruguaya @ 12:36 am

Non c’è che dire…L’Istituto Italiano di Cultura sì che sa come promuovere i giovani artisti italiani all’estero!

nicola di bari

 

Conversazione tra due impiegate del Ministero Ottobre 27, 2009

Archiviato in: Uncategorized — vaneuruguaya @ 6:29 pm

 

Durante la pausa pranzo nella cucina del Consolato.

 

Impiegata 1- Sono stanca morta!

Impiegata 2-Eeh a chi lo dici…

Impiegata 1- Guarda io non lo so tu come fai. Io tutte le mattine mi alzo alle sei per preparare il pranzo a mia figlia…

Impiegata 2- Ma perché, non mangia alla mensa della scuola?

Impiegata 1-No, perché qui mangiano cose diverse, a mia figlia non piacerebbero…

Impiegata 2- Aah, no, i miei figli mangiano all’asilo quando facciamo il pomeriggio. Poverini devo lasciarli lì tutto il giorno…

Impiegata 1- E’ uno scandalo! Con questi orari che facciamo… (n.d.a. gli orari sono: lunedì, mercoledì, venerdì h.8.00-14.00, martedì, giovedì h.8.00-18.00) E’ da denuncia! L’inverno poi, che una arriva a casa ed è già buio…Ma come si fa?

Impiegata 2- Che poi il martedì e il giovedì non faccio venire nessuna delle due signore che vengono a pulire…devo fare tutto da sola!

Impiegata 1- Eh guarda, è incredibile!

Impiegata 2-E poi c’è mia madre che mi dice che devo tornare in Italia, per far stare i bambini con il padre…

Impiegata 1-Ma come? Tu sei qui a lavorare, non è che sei in vacanza alle Canarie! Voglio dire, se potessimo guadagnare 4 o 5 mila euro al mese in Italia mica verremmo qui…

Impiegata 2-Certo! Stare qui comunque è un sacrificio…Ti mancano le cose a cui sei abituato, il cibo… Che si sa che come in Italia non si mangia da nessun’altra parte!

Impiegata 1-E poi in questo paese non si può neanche fare shopping! Non c’è un negozio di scarpe buono in tutta la città…

Impiegata 2-Eehh…

Impiegata 1- Eehh…cosa tocca fare!

 

 

La risposta esatta è… Ottobre 26, 2009

Archiviato in: Uncategorized — vaneuruguaya @ 8:19 pm

Va bene, ve lo dico. La console guadagna 25.000 euro al mese. Viva l’Italia, Viva l’Uruguay, Viva la pubblica amministrazione italiana in Uruguay!

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