Buscando a la Maga

En Montevideo, en un rincón de Paris, en Lucca o en el fondo del río.

La casa di Murphy ottobre 31, 2009

Filed under: Uncategorized — vaneuruguaya @ 10:54 pm

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Questa casa cade a pezzi. Dopo il riscaldamento che non riscaldava, lo scarico del cesso che perdeva e la lavatrice che si rifiutava di fare qualsiasi cosa a parte centrifugare, adesso è la volta del frigorifero. Per la legge di Murphy n.243 si è ovviamente scassato subito dopo che abbiamo fatto la spesa e riempito il freezer di carne. E per il corollario n.13bis è successo di venerdì, prima di un weekend lungo (qui lunedì è festa, anche se in consolato si lavora lo stesso…). Ergo, oggi ho passato mezza giornata a cucinare per salvare il salvabile e tutto il nostro cibo adesso è sistemato sul terrazzo. Ma siccome il terrazzo è condominiale, secondo me ce lo fregheranno. Come la mia maglietta grigia che un giorno ho steso ad asciugare e che poi è misteriosamente scomparsa…

 

Nicola Di Bari spacca di brutto. ottobre 30, 2009

Filed under: Uncategorized — vaneuruguaya @ 12:36 am

Non c’è che dire…L’Istituto Italiano di Cultura sì che sa come promuovere i giovani artisti italiani all’estero!

nicola di bari

 

Conversazione tra due impiegate del Ministero ottobre 27, 2009

Filed under: Uncategorized — vaneuruguaya @ 6:29 pm

 

Durante la pausa pranzo nella cucina del Consolato.

 

Impiegata 1- Sono stanca morta!

Impiegata 2-Eeh a chi lo dici…

Impiegata 1- Guarda io non lo so tu come fai. Io tutte le mattine mi alzo alle sei per preparare il pranzo a mia figlia…

Impiegata 2- Ma perché, non mangia alla mensa della scuola?

Impiegata 1-No, perché qui mangiano cose diverse, a mia figlia non piacerebbero…

Impiegata 2- Aah, no, i miei figli mangiano all’asilo quando facciamo il pomeriggio. Poverini devo lasciarli lì tutto il giorno…

Impiegata 1- E’ uno scandalo! Con questi orari che facciamo… (n.d.a. gli orari sono: lunedì, mercoledì, venerdì h.8.00-14.00, martedì, giovedì h.8.00-18.00) E’ da denuncia! L’inverno poi, che una arriva a casa ed è già buio…Ma come si fa?

Impiegata 2- Che poi il martedì e il giovedì non faccio venire nessuna delle due signore che vengono a pulire…devo fare tutto da sola!

Impiegata 1- Eh guarda, è incredibile!

Impiegata 2-E poi c’è mia madre che mi dice che devo tornare in Italia, per far stare i bambini con il padre…

Impiegata 1-Ma come? Tu sei qui a lavorare, non è che sei in vacanza alle Canarie! Voglio dire, se potessimo guadagnare 4 o 5 mila euro al mese in Italia mica verremmo qui…

Impiegata 2-Certo! Stare qui comunque è un sacrificio…Ti mancano le cose a cui sei abituato, il cibo… Che si sa che come in Italia non si mangia da nessun’altra parte!

Impiegata 1-E poi in questo paese non si può neanche fare shopping! Non c’è un negozio di scarpe buono in tutta la città…

Impiegata 2-Eehh…

Impiegata 1- Eehh…cosa tocca fare!

 

 

La risposta esatta è… ottobre 26, 2009

Filed under: Uncategorized — vaneuruguaya @ 8:19 pm

Va bene, ve lo dico. La console guadagna 25.000 euro al mese. Viva l’Italia, Viva l’Uruguay, Viva la pubblica amministrazione italiana in Uruguay!

paperone

 

C’è poco da festeggiare… ottobre 26, 2009

Filed under: Uncategorized — vaneuruguaya @ 8:18 pm

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Il referendum non ha raggiunto il quorum, la ley de caducidad resta, i militari hanno ancora (e forse per sempre) il culo coperto. Per quanto riguarda le presidenziali ne riparliamo fra un mese, al ballottaggio.

La cosa triste è che ieri sera la televisione aveva dato quasi per certo che il referendum era passato e che Mujica aveva vinto, motivo per cui tutti i sostenitori del Frente Amplio sono usciti a festeggiare. Nel frattempo, anche quelli del Partido Nacional erano usciti a festeggiare perchè avevano saputo che si sarebbe andati al ballottaggio.

Quindi, in pratica, ieri sera festeggiavano tutti, anche se da festeggiare c’era ben poco. Io ne ho approfittato per comprarmi un paio di wikido con i nastri dei colori del Frente.

 

SI vota! ottobre 24, 2009

Filed under: Uncategorized — vaneuruguaya @ 4:47 pm

Domani in Uruguay si vota per il governo. Siccome gli uruguaiani le votazioni le prendono molto ma molto sul serio, stasera tutti i locali saraDSCN0979nno chiusi, persino i cinema, e i ristoranti non potranno servire alcolici dopo una certa ora. La campagna elettorale qui va avanti da settimane e settimane: il centro è pieno di cartelloni, per la strada girano macchine con bandiere e altoparlanti e soprattutto in ogni angolo c’è gente che vuole darti volantini e non solo: fra i vari omaggi ho ricevuto dal Frente Amplio una mela e un preservativo con scritto “Ponèla”, cioè “Mettila”(la scheda), con un doppio senso smaliziato che ha fatto parecchio innervosire la controparte. Attualmente al governo c’è il Frente Amplio, lo schieramento di sinistra, che è dato per favorito, mentre a fargli da opposizione ci sono il Partido Nacional, di destra, e il Partido Colorado, diciamo di centro.

Oltre a scegliere il presidente gli uruguaiani domani voteranno anche per un referendum molto importante. Ma per parlarvi di questo devo fare un passo indietro…

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Piccolo inquadramento storico: in Uruguay c’è stata la dittatura. E’ iniziata nel 1973 con un golpe militare, preceduto da una graduale restrizione delle libertà civili sin dal ‘67, e si è protratta fino al 1985. Il modello più o meno è lo stesso di quella dei loro vicini argentini: militari, desaparecipos, carceri segrete. Bisogna dire che rispetto all’Argentina ci sono stati un po’ meno morti (anche se comunque ce ne sono stati e anche fra giovanissimi, come Ibero Gutiérrez di appena 22 anni, di cui potete leggere una poesia qui:  http://www.liberacion.press.se/varios/suplementos/ibero%20gutierrez/ibero2.htm ) perchè da queste parti si dedicavano più che altro alle torture, d’altronde, si sa, questo è un popolo morigerato. Ai tempi c’era un movimento di guerriglieri chiamati Tupamaros che si opponeva al governo con azioni varie, alcune delle quali un po’ discutibili. Il governo allora pensò bene di prendere come ostaggi una decina di rappresentanti dei tupamaros e tenerli in un pozzo per 13 anni, per assicurarsi che non gli stessero troppo fra i piedi.  Fra questi c’erano un tale José “Pepe” Mujica, che in questo momento è il candidato del Frente Amplio e che, a quanto dicono le previsioni, domani diventerà presidente dell’Uruguay.

Finita la dittatura, nel ’86 il governo ha pensato bene di fare una legge chiamata “ley de caducidad” che garantisce l’impunità dei militari e poliziotti coinvolti nei crimini del periodo della dittatura. Ovviamente la cosa ha fatto incazzare parecchio le famiglie delle centinaia di persone morte o sparite nel nulla, che hanno iniziato a raccogliere firme per fare un referendum e abolirla. Solo che, quando ci sono riusciti, nel ’89, la gente aveva paura che i militari potessero tornare al potere e ha votato di no. Sono passati vent’anni e  i desaparecidos (se ne contano 172, fra cui 6 bambini. La lista è qui: http://www.serpaj.org.uy/inf97/listade.htm ) continuano a essere desaparecidos. Domani si ripropone il referendum per abolire una volta per tutte la ley de caducidad. Mi piacerebbe essere uruguaiana per poter dare anch’io il mio bel SI.

 

Uruguaiani poveri e italiani pezzenti ottobre 22, 2009

Filed under: Uncategorized — vaneuruguaya @ 2:21 am

“Hanno detto di non andare all’inauguarazione perché non ci sono i soldi per pagarci la benzina, ma noi ci andiamo lo DSCN0999stesso, non mi va di fare la solita figura di merda” mi ha detto la Pazza. E così siamo partite alla volta di Rocha.

Rocha è una cittadina simile alle altre cittadine uruguaiane, case basse tipo far west, una piazza grande, intorno la campagna. In uno dei suoi quartieri più poveri, dove la strada e sterrata e fra le case-baracche passano cavalli e galline, una piccola scuola elementare di circa 60 alunni ha deciso di prendere il nome di “Repubblica Italiana” per fare un omaggio alla forte comunità di immigrati italiani presente in città.

Specifichiamo, l’Italia non ha dato assolutamente una lira (o meglio un euro, o meglio un peso uruguayo) a questa scuola, è stata una loro idea. E loro è stata anche l’iniziativa di decorare tutta la scuola di verde bianco e rosso, preparare spettacoli di balli italiani (la tarantella “della famosa città di Taranta” ha detto la maestra, ma vabè, qualche imprecisione si può capire…) fatti dai bambini, insegnare ai bimbi l’inno italiano, fare un’enorme bandiera italiana con i tappi delle bottiglie e un’altrettanto enorme torta tricolore per gli invitati, preparare omaggi per tutti con delle piccole uve di ceramica, in ricordo della vite portata dagli immigrati italiani, e dei regali extra per la Pazza, in quanto rappresentante del governo italiano.

DSCN1053Si sono impegnati in una maniera davvero commovente, tutto ciò per omaggiare Italia. E l’Italia neanche voleva andare fin là per non spendere i soldi della benzina. E intanto gli impiegati del Ministero degli Esteri guadagnano cifre schifose. Volete sapere quanto guadagna la console al mese? Indovinate! E poi tenete presente che l’ambasciatore (che se ne sta tutto l’anno fra la sua villa a Punta del Este e la sua barca) guadagna molto più di lei.

 

Cabo Polonio ottobre 19, 2009

Filed under: Uncategorized — vaneuruguaya @ 11:08 pm
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casetta fricchettona

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gabbiani che scrutano il mare

A Cabo Polonio convivono sostanzialmente tre categorie di abitanti: gli animali, composti in buona parte da foche, gabbiani, albatros e balene, ma anche da cani, cavalli, galline e tacchini; i pescatori, che dal tempo dei tempi vivono insieme agli animali; gli hippies, che vi si sono stabiliti con le loro baracche negli anni ’70 e da allora stanno lì a fare collanine con le conchiglie. A Cabo Polonio ci sono: 1 faro; 2 spiagge lunghissimissime con le dune che pare di stare in Africa; gli scogli dove vengono a fare vita sociale le foche fra di loro; 1 parco tutto intorno in cui la sabbia delle dune si mischia agli alberi. A Cabo Polonio non c’è la corrente elettrica (fatta eccezione per il faro), né il telefono né nessun altra scoperta fatta dall’uomo negli ultimi 200 anni. L’unico modo per raggiungere questo paradiso incontaminato è su dei camion scoperchiati che partono ad orari molto approssimativi e traballando fra le dune (sembra un po’ di stare su un toro meccanico da rodeo) percorrono il tragitto dalla civiltà alla natura in circa 45 minuti. Siccome però i paradisi incontaminati sono sempre le località più amate dai turisti contaminatori, non so per quanto tempo questo posto resisterà intatto. D’estate infatti pare che sia preso d’assalto da migliaia di turisti provenienti da tutte le parti del mondo che pagano fior di quattrini per stare in una casetta fricchettona cadente. Inoltre, al di là del faro, sul promontorio che dà su una delle due spiaggie, le casette dei pescatori sono state sostituite da quelle dei ricchi vacanzieri (le uniche costruzioni legalizzate, le altre sono tutte abusive) che hanno pensato bene di fare una società per azioni e comprarsi il terreno. Alcuni spingono per portare l’elettricità mentre gli hippies lottano per rimanere nello stato di natura. Come andrà a finire? Molto dipenderà anche dalle imminenti elezioni, quindi… non perdetevi il mio post della prossima settimana!

 

Alice nel Paese degli Statali – Parte II ottobre 15, 2009

Filed under: Uncategorized — vaneuruguaya @ 4:15 pm

Dopo settimane di duro lavoro, dopo molte ore passate a concentrarsi per raggiungere l’obiettivo, dopo aver superato i momenti di sconforto in cui pensava che non ce l’avrebbe mai fatta, finalmente Alice ci riuscì: superò il livello avanzato di Spider. Nell’ufficio era da sola e si mise ad esultare. In quel mentre passò un suo collega con una pila di cartelline gialle in mano.

-Ciao, come va?-

-Bene, ho vinto al livello avanzato di Spider.-

-Ah, ma che brava…Io stavo per fare il record a Prato Fiorito, ma poi sono dovuto salire a portare questi documenti.-

-Che scocciatura!-

-Allora buona giornata!-

-Anche a te!-

alice_specchioIl collega proseguì per la sua strada e Alice rimase per un momento a guardare i fuochi artificiali scatenarsi sullo schermo del suo computer. “Ma che cosa sto facendo?” si chiese, come risvegliandosi da un sogno. I primi giorni, se lo ricordava bene, le sembrava assurdo dover buttare il suo tempo in quel castello a girarsi i pollici e quasi supplicava la Console di Cuori di darle dei documenti da spostare. Poi a poco a poco era stata attratta dal fascino del dolce far nulla… “Meno lavoro meglio sto” era un po’ il motto dominante fra i timbratori di cartellino ed Alice vi si era conformata. “Ma aspetta un attimo-si disse-a me qui mica mi pagano.Cosa ci sto a fare?”

Alice andò in bagno a lavarsi la faccia e si guardò allo specchio. Da quando si trovava in quel regno il suo aspetto era lievemente cambiato: il suo abbigliamento si era adeguato agli standard del castello, sulle sue unghie era misteriosamente apparso dello smalto e persino i suoi indomabili capelli sembravano essersi rassegnati alla schiavitù delle forcine. Tuttavia, il suo sguardo riflesso nello specchio continuava a chiederle, come il primo giorno “Ma io qui cosa c’entro?”. Alice cercò di calcolare quanto fosse passato dal suo arrivo, ma il tempo le sembrava un’entità vaga, plasmabile. In quel posto le giornate si assomigliavano tutte tra loro, non c’erano stagioni, ma solo giorni caldi alternati a giorni freddi, senza logica alcuna. “Dev’essere passato almeno un mese, -considerò Alice- e in questo mese io che ho fatto?” Qualche cosa di buono Alice l’aveva fatto: aveva imparato tutto sulle cartelline arancioni e su quelle verdi, aveva conosciuto quel bizzarro paese ventoso ed alcuni dei suoi abitanti, stava persino imparando a ballare la tradizionale danza dei Palmipedoni…però non poteva dire di sentirsi del tutto soddisfatta. Più che altro le pareva che tutta quella parte del regno che stava al di là delle immense distese di prato e di mucche la stesse chiamando. “Vieniiii Aliceeee! -la voce parlava con l’eco- Vieniiii a scoprirmiiiii!” “Ma non posso!- rispondeva Alice –Devo spostare i documenti!” Ma la voce, sorda alle sue lamentele continuava a chiamarla, soffiando insieme al vento fuori dalla sua finestra “Vieniiiiiiii! Vieniiiiiiii!” Alice si procurò una cartina del Regno. Nei momenti liberi disegnava su di essa itinerari di viaggi che forse un giorno avrebbe intrapreso.

 

Festival de Artes Escenicas ottobre 15, 2009

Filed under: Uncategorized — vaneuruguaya @ 2:38 am

Una prova in più del fatto che tutti, persino l’Uruguay, fanno più cose culturali di noi.

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