Alice si era ormai ambientata nel bizzarro paese delle mucche e del vento. Certo, nei riguardi della console di cuori e di tutto il castello sentiva crescere la propria insofferenza giorno dopo giorno, ma al di fuori del lavoro la sua vita aveva preso forma. Aveva conosciuto alcuni feudi confinanti ed anche il Grande Reame degli Alberi dai Fiori Viola, al di là del fiume, ed aveva imparato ad amare quella terra ed i suoi abitanti. Un giorno se ne stava a
casa sua a bere un mate con il suo amico Cappellaio Matto e un altro paio di amici, quando qualcuno bussò alla porta. “Chi sarà?” si chiese Alice incuriosita. Andò ad aprire e si trovò davanti il Bianconiglio. “Tu qui??- chiese lei stupita- Ma che cosa ci fai?”. Il Bianconiglio, che come sempre aveva con sé un grosso orologio, rispose: “É tardi è tardi è tardi!” “Ma è tardi per cosa?” gli chiese Alice. “é tardi é tardi é tardi” balbettò ancora il Bianconiglio, prima di cadere privo di sensi ai suoi piedi.
Alice portò a letto il Bianconiglio e gli preparò un infuso di carote. Il Bianconiglio aveva la febbre alta e delirava -”é tardi é tardi ´e tardi” continuava a ripetere-, la dottoressa del reame disse che il povero erbivoro aveva avuto un collasso nervoso. Ci vollero vari giorni e tutte le cure di Alice perché si rimettesse in sesto, ma alla fine si riprese e fu in grado di
spiegarle cos’era venuto a fare lì. “E’ ora che tu torni dall’altra parte del tunnel. Sono venuto per riportarti a casa.” “Ma questo regno è così grande e io ho visto così poco!” Il Bianconiglio ci pensò su. “Va bene, prima del ritorno possiamo fare una piccola deviazione…In fondo io ho proprio bisogno di una vacanza!”
Fu così che Alice andò ad annunciare alla Console di Cuori che di lì a poco avrebbe lasciato il regno. “E sia!- rispose lei- Un’altra donzella prenderà il tuo posto. Così funziona la ruota del destino (e del Mae-Crui).” Detto questo, la Console di Cuori si rimise a fare yoga ed Alice fu libera di andare.
Tornata a casa, trovò il Bianconiglio intento a preparare i bagagli. “Ma dov`’è che andiamo?” gli chiese allora. “Ai confini del mondo” rispose lui e, tirata fuori una vecchia mappa dal suo taschino, vi disegnò una freccia rossa. Rimasero qualche istante in solenne silenzio a fissare la carta, poi il Bianconiglio aggiunse: “Sarà meglio che ti porti una sciarpa.”









Scendi le scale e come ogni mattina imprechi perché ti sei dimenticato di tenere in mano le chiavi che ti servono per aprire il portone (perché qui, per uscire, ti serve la chiave) e vai alla fermata dell’autobus per andare al lavoro. In tasca hai delle monetine che ti conservi apposta perché se ti presenti con una banconota grossa il vendi-biglietti a bordo dell’autobus ti guarda storto. Sali e ti siedi perché di solito sugli autobus uruguaiani c’è posto. Accanto a te magari c’è un gaucho con gli stivaloni o magari una bambina in divisa, perché qui i bambini vanno a scuola in divisa. Dopo un po’ sull’autobus sale un tizio che inizia a spalmarsi del ketchup sulla camicia bianca, poi ci passa sopra un prodotto che cerca di convincerti sia miracoloso e che ti vuole vendere per appena 20 pesos (circa 0,60 euro).
ati non c’è abbastanza scelta. Magari lavori in una posada nella Ciudad Vieja ed accogli i viaggiatori di passaggio e gli spieghi che la gente che sta per la strada non è pericolosa, è solo povera. Magari sei povero e vai in giro sul tuo carretto a cavallo a raccogliere la plastica e la carta dai bidoni della spazzatura per rivenderla a qualche grande ditta per un tot al chilo (ma in questo caso direi che la parte dell’autobus andava saltata).
Quando finisci di lavorare, se non sei un tipo particolarmente pigro, può darsi che tu decida di farti due passi in centro, nella 18 de Julio e compri un pacchettino di mani per 10 pesos, o magari lungo la rambla, se non c’è troppo vento, per vedere le coppiette che si baciano sulle panchine di pietra e i bambini coraggiosi che fanno il bagno nell’acqua gelida e verdastra del Rio de la Plata. Può darsi che tu stasera debba andare a lezione di tango, da Joven Tango, dove in realtà di giovani ce ne sono ben pochi, oppure se sei un po’ più hippie nel Barrio Sur, nella casa che chissà chi presta a una giovane ballerina per fare lezione e arrotondare con qualche peso che gli alunni le danno, rigorosamente a offerta libera.