Buscando a la Maga

En Montevideo, en un rincón de Paris, en Lucca o en el fondo del río.

Alice nel paese degli statali (parte 3-Il ritorno del Bianconiglio) novembre 30, 2009

Filed under: Uncategorized — vaneuruguaya @ 3:19 pm

Alice si era ormai ambientata nel bizzarro paese delle mucche e del vento. Certo, nei riguardi della console di cuori e di tutto il castello sentiva crescere la propria insofferenza giorno dopo giorno, ma al di fuori del lavoro la sua vita aveva preso forma. Aveva conosciuto alcuni feudi confinanti ed anche il Grande Reame degli Alberi dai Fiori Viola, al di là del fiume, ed aveva imparato ad amare quella terra ed i suoi abitanti. Un giorno se ne stava a casa sua a bere un mate con il suo amico Cappellaio Matto e un altro paio di amici, quando qualcuno bussò alla porta. “Chi sarà?” si chiese Alice incuriosita. Andò ad aprire e si trovò davanti il Bianconiglio. “Tu qui??- chiese lei stupita- Ma che cosa ci fai?”. Il Bianconiglio, che come sempre aveva con sé un grosso orologio, rispose: “É tardi è tardi è tardi!” “Ma è tardi per cosa?” gli chiese Alice. “é tardi é tardi é tardi” balbettò ancora il Bianconiglio, prima di cadere privo di sensi ai suoi piedi.

Alice portò a letto il Bianconiglio e gli  preparò un infuso di carote. Il Bianconiglio aveva la febbre alta e delirava -”é tardi é tardi ´e tardi” continuava a ripetere-, la dottoressa del reame disse che il povero erbivoro aveva avuto un collasso nervoso.  Ci vollero vari giorni e tutte le cure di Alice perché si rimettesse in sesto, ma alla fine si riprese e fu in grado di

spiegarle cos’era venuto a fare lì. “E’ ora che tu torni dall’altra parte del tunnel. Sono venuto per riportarti a casa.” “Ma questo regno è così grande e io ho visto così poco!” Il Bianconiglio ci pensò su. “Va bene, prima del ritorno possiamo fare una piccola deviazione…In fondo io ho proprio bisogno di una vacanza!”

Fu così che Alice andò ad annunciare alla Console di Cuori che di lì a poco avrebbe lasciato il regno. “E sia!- rispose lei- Un’altra donzella prenderà il tuo posto. Così funziona la ruota del destino (e del Mae-Crui).” Detto questo, la Console di Cuori si rimise a fare yoga ed Alice fu libera di andare.

Tornata a casa, trovò il Bianconiglio intento a preparare i bagagli. “Ma dov`’è che andiamo?” gli chiese allora. “Ai confini del mondo” rispose lui e, tirata fuori una vecchia mappa dal suo taschino, vi disegnò una freccia rossa. Rimasero qualche istante in solenne silenzio a fissare la carta, poi il Bianconiglio aggiunse: “Sarà meglio che ti porti una sciarpa.”

 

È giunta l’ora di scrivere un post sul Candombe. novembre 24, 2009

Filed under: Uncategorized — vaneuruguaya @ 9:30 pm

 

Più di una volta vi ho parlato del tango ma mi sono resa conto che non vi ho scritto neanche riga sull’altra delle due anime musicali dell’Uruguay: il candombe. Per chi non ha idea di cosa io stia parlando, il candombe è un tipo di musica fatta con le percussioni, di tradizione afro-uruguaiana. Insomma anche questa, come il tango, era musica povera, fatta dagli immigrati, solo che di stile parecchio diverso…Tanto il tango è malinconico, elegante e sensuale, tanto il candombe è sfrenato, liberatorio, ipnotico. Assistere (o meglio, partecipare) ad uno spettacolo di candombe è un’esperienza che fa bene allo spirito e al corpo più di una tisana alla malva e la consiglio vivamente a tutti i malati di stress. Ma siccome so che trovare dei suonatori di tambores a lucca, a bologna, a roma o dove diavolo voi siate è piuttosto complicato, provo a raccontarvela un po’ io:

Immaginate di stare in una città d’altri tempi, in un quartiere povero e bellissimo, con le case basse, colorate e ricoperte di murales, la gente che mangia in tavolate sui marciapiedi, i bambini che giocano a pallone. Immaginatevi che per una strada di quel quartiere una trentina di suonatori di tamburi inizino a battere tutti insieme lo stesso ritmo, circondati da gente che balla e si dimena, e così facendo attraversi tutto il quartiere. Immaginatevi persone di tutti i colori e di tutte le età, compresi un gruppo di bambini che aprono la pista con i loro minitamburi. Immaginate di lasciarvi prendere dal ritmo e di mettervi a camminare e a ballare insieme a loro. Immaginate che, mentre seguite i suonatori di tamburi, stregati come i topi dal loro pifferaio, a poco a poco il sole cali sulla città e fra una casa e l’altra riusciate a scorgere l’acqua di quell’immenso fiume, che pare un mare, tingersi di vari colori. Immaginate tutto questo e poi ditemi: non vi sentite un po’ afro-uruguaiani anche voi?

L’altra sera seguivo i suonatori di tambores insieme al ligure che, decisamente più pragmatico di me, a un certo punto mi fa: “Belin, immaginati se lo facessero a Savona. Tempo 5 minuti arriva la polizia.”

 

Buenos Aires in viola novembre 16, 2009

Filed under: Uncategorized — vaneuruguaya @ 9:43 pm

Questo è per darvi un’idea di quanto sono viola gli alberi di cui è piena Buenos Aires. Una semplice foto a colori non rende l’idea…

baires violeta

 

Relatività dei criceti novembre 16, 2009

Filed under: Uncategorized — vaneuruguaya @ 1:45 pm

hamster_wheel2

Il tempo, come tutti sanno, è una grossa ruota mossa da criceti. Quello che però in molti ignorano è che questi criceti hanno dei serissimi disturbi comportamentali, sono vittime di sbalzi d’umore fortissimi, tanto che a volte si mettono a correre come ossessi,- e allora il tempo sembra volare- altre volte hanno degli attacchi di narcolessia e ci mettono un’eternità a far fare un giro completo alla ruota (che per noi equivale all’incirca a un giorno). Ora, io ho notato che la velocità di corsa dei criceti non è puramente casuale, bensì ci sono delle costanti. Per esempio, quando vai in un posto lontano da casa e non conosci nessuno, capita spesso che i criceti vadano a passo di lumaca, mentre quando ti sei ambientato e ti diverti i roditori iniziano a pompare neanche fossero dopati. Dopo lunghe riflessioni e accurate indagini scientifiche, sono giunta ad una conclusione: o l’allegria ed il divertimento per i criceti funzionano come una specie di droga che altera il loro bioritmo e li spinge a correre fortissimo, oppure sono proprio degli animali stronzi.

 

El Pinar novembre 13, 2009

Filed under: Uncategorized — vaneuruguaya @ 12:56 am

Questa è la spiaggia di El Pinar, subito fuori da Montevideo, popolata da tanti simpatici gabbiani. Qui ho fatto il mio primo bagno nel Rio de La Plata. In orario d’ufficio, tra l’altro.

DSCN1279

 

 

Anarco night novembre 13, 2009

Filed under: Uncategorized — vaneuruguaya @ 12:49 am
DSCN1378

il giornale degli anarchici

Forse a qualcuno di voi avevo detto, nelle passate settimane, che non capivo dove si nascondessero la sera i giovani montevideani e che, a parte le milonghe e qualche locale tendenzialmente coatto, non c’era molto da fare. Beh, questo è parzialmente falso. Ci sono tutta una serie di feste in giro, solo che sono molto ma molto ben nascoste, roba che se non ti porta qualcuno è davvero difficile incapparci per caso. Tipo l’altra sera sono stata a una festa di anarchici. Eh sì, qui gli anarchici ci sono ancora, mi hanno anche regalato il loro giornale con un interessante articolo su come curarsi da tutti i mali bevendo la propria urina. Ma tornando alla festa, non aveva niente di particolarmente anarchico, c’erano ragazzi normalissimi vestiti tranquillissimi (ecco, e io lì sembravo elegante, tanto perchè non azzecco mai il look giusto…). Il deejay era uno con le idee un po’ confuse e cambiava genere musicale ogni 4 o 5 minuti, a un certo punto ha messo anche la versione originale (che assolutamente non so come si chiami) di “Bandiera Gialla”. A stare lì in mezzo ai giovani anarchici uruguaiani, a ballare musica anni Sessanta, mi è sembrato un po’ di fare un salto nel passato. E finalmente ho capito perchè la Pazza da mesi mi ripete che i ragazzi uruguaiani sono tutti hippie con il codino.

 

Fashion victim novembre 6, 2009

Filed under: Uncategorized — vaneuruguaya @ 9:59 pm

Il mio tirocinio, per chi non lo sapesse, prevede che io mi occupi degli eventi culturali del consolato. Ora, diciamo che la concezione di cultura è piuttosto ampia e gli eventi vanno dal thè di beneficenza dell’associazione per i cagnolini abbandonati della viceconsole, inspiegabilmente svoltosi dentro un casinò, agli spettacoli degli alunni della scuola italiana, l’ultimo dei quali prevedeva l’esibizione dei bambini del coro in“Il Piave mormorava calmo e placido al passaggio…ecc ecc”. Ieri è stata la volta della sfilata di moda di beneficenza.

DSCN1339

la sorella della matrigna di Biancaneve

 

La sfilata inizia alle 8. Io alle 7 esco da casa, pensando di essere vestita bene, sicuramente molto elegante per i miei standard. “Eeh, addirittura…” commenta il ligure. Ma al varcare la soglia dell’hotel superlusso, sede della sfilata, improvvisamente mi sento una barbona. Avete presente Cenerentola, quando rintocca la mezzanotte e l’incantesimo svanisce e lei si ritrova con i suoi quattro stracci sporchi e una zucca piena di topi? Ecco, qualcosa del genere.

DSCN1358

la cugina della matrigna di Biancaneve

Attraverso l’immenso atrio, passo davanti al pianista e mi dicono di prendere l’ascensore. Secondo piano. La grande sala, tutta illuminata di bianco, rosso e verde (dato che a pagare sono gli italiani…) piano piano si riempie di vecchie che sembrano tante sosia della matrigna di Biancaneve, con addosso una quantità di gioielli che i poveri nani non si sarebbero potuti permettere neanche dopo una vita di lavoro in miniera. (Sì, lo so, cito favole in continuazione, ma non è colpa mia se qui è tutto surreale…)

Le matrigne mi fanno paura. Vorrei scappare, ma non posso, sono incastrata, anche letteralmente perché a nessuno è venuto in mente di lasciare spazio fra una sedia e l’altra. Oltretutto scopro con avvilimento che la sfilata è preceduta da una dimostrazione di trucco: una presentatrice ci dà preziosissimi consigli su come migliorare il nostro aspetto in poche mosse con i prodotti San Roque e ci informa che le uruguaiane “meriterebbero una tiratina di orecchie, perché molto spesso si curano la pelle ma non si truccano”.

Finalmente inizia la sfilata, accompagnata dalla musica più ascoltata nelle peggiori discoteche di Rimini. Se il vicino di casa di una delle matrigne l’avesse messa su per una festa, lei lo avrebbe sicuramente denunciato. Ma qui è accettata: dopotutto, siamo ad un evento culturale…

Sui vestiti non mi pronuncio perché io di moda ne capisco più o meno quanto ne capite voi dell’allevamento di bufale in Uruguay. Personalmente, mi sono chiesta tutto il tempo se a quelle povere ragazze non facessero male i piedi ad andare su e giù per la passerella con dei tacchi così, e se per avere delle spalle così appuntite si nutrissero di sole carote.

 

Una giornata uruguaiana novembre 1, 2009

Filed under: Uncategorized — vaneuruguaya @ 2:32 am

E’ mattina. Tu sei un cittadino uruguaiano e il tuo cellulare uruguaiano ti sveglia dai tuoi sogni uruguaiani. Ti alzi, bevi un caffè bibitone solubile e ti fai la doccia, insaponandoti con una saponetta, perché qui il bagnoschiuma non lo usa nessuno.

IMG_0224Scendi le scale e come ogni mattina imprechi perché ti sei dimenticato di tenere in mano le chiavi che ti servono per aprire il portone (perché qui, per uscire, ti serve la chiave) e vai alla fermata dell’autobus per andare al lavoro. In tasca hai delle monetine che ti conservi apposta perché se ti presenti con una banconota grossa il vendi-biglietti a bordo dell’autobus ti guarda storto. Sali e ti siedi perché di solito sugli autobus uruguaiani c’è posto. Accanto a te magari c’è un gaucho con gli stivaloni o magari una bambina in divisa, perché qui i bambini vanno a scuola in divisa. Dopo un po’ sull’autobus sale un tizio che inizia a spalmarsi del ketchup sulla camicia bianca, poi ci passa sopra un prodotto che cerca di convincerti sia miracoloso e che ti vuole vendere per appena 20 pesos (circa 0,60 euro).

Arrivi al lavoro. Non so che lavoro tu faccia, magari sei impiegato da Ancel, la compagnia telefonica statale, e passi lil tuo tempo a spiegare alla gente come diavolo funziona questa nuova chiavetta con internet dentro. O magari lavori in un ristorante e passi tutta la giornata davanti alla brace, perché il Chinchulin e la Morchila devono cuocere varie ore prima di poterli servire all’ora di pranzo. Magari lavori al Consolato Italiano e devi ascoltare per tutto il giorno le lamentele di gente pagata il triplo di te che dice che nel tuo paese i vestiti sono brutti e nei supermercDSCN1333ati non c’è abbastanza scelta. Magari lavori in una posada nella Ciudad Vieja ed accogli i viaggiatori di passaggio e gli spieghi che la gente che sta per la strada non è pericolosa, è solo povera. Magari sei povero e vai in giro sul tuo carretto a cavallo a raccogliere la plastica e la carta dai bidoni della spazzatura per rivenderla a qualche grande ditta per un tot al chilo (ma in questo caso direi che la parte dell’autobus andava saltata).

A pranzo vai a comprarti un chivito o un baurù da qualche baracchino e, se c’è il sole, te lo mangi in qualche pezzetto di verde. Poi magari chiacchieri con un amico mentre vi passate il mate e vi fumate una sigaretta di tabacco senza filtro, perché qui i filtri non li vendono. Se per caso fai i tuoi bisogni, poi ti fai il bidé, perché qui il bidé ce l’hanno tutti, ma devi stare molto attento a non aprire troppo l’acqua perché se no lo spruzzo arriva fino al soffitto.

maniQuando finisci di lavorare, se non sei un tipo particolarmente pigro, può darsi che tu decida di farti due passi in centro, nella 18 de Julio e compri un pacchettino di mani per 10 pesos, o magari lungo la rambla, se non c’è troppo vento, per vedere le coppiette che si baciano sulle panchine di pietra e i bambini coraggiosi che fanno il bagno nell’acqua gelida e verdastra del Rio de la Plata. Può darsi che tu stasera debba andare a lezione di tango, da Joven Tango, dove in realtà di giovani ce ne sono ben pochi, oppure se sei un po’ più hippie nel Barrio Sur, nella casa che chissà chi presta a una giovane ballerina per fare lezione e arrotondare con qualche peso che gli alunni le danno, rigorosamente a offerta libera.

Può darsi che tu vada a casa e ti metta a cucinare. Magari hai invitato degli amici a cena e proprio mentre stai scolando i tipici raviolones uruguayos ti suonano il citofono e tu imprechi perché devi scendere ad aprirgli il portone con la chiave. Oppure può darsi che sia tu ad andare a cena fuori, o magari al cinema a vedere qualche film argentino melodrammatico oppure a un concerto o nel Barrio Sud a sentire uno spettacolo di Candombe. E allora può darsi che quando è ormai già notte e tu te ne stai lì alla fermata dell’autobus o sei in macchina oppure cammini per tornare a casa, può darsi che per qualche motivo alzi gli occhi al cielo e vedi che la luna questa sera è uno spicchio rivolto verso l’alto. E chissà perché ti viene da chiederti se nel resto del mondo la luna sta in quella posizione o se magari in Italia, da dove i tuoi nonni poveri e contadini emigrarono tanti anni fa, la luna guarda in una direzione diversa.DSCN0708

 

 
Iscriviti

Get every new post delivered to your Inbox.